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ThinkExist Dynamic daily quotation
domenica, 29 gennaio 2006

Non ci riesco. Non è solo un titolo, è una "insight" nella mia vita attuale. Sono 4 (quasi 5) mesi che mi sono operato, mi sono impiantato un pacemaker a sinistra dell'ombelico, sopporto battute cretine di mezzo mondo (tipo: te metto una spina in culo si prende canale 5? oppure: oltre a sistemarti lo stomaco, questo attrezzo fa aprire i cancelli a distanza?). La cosa tragica è che questo attrezzo non fa il suo lavoro... voglio dire: prima dell'operazione mi era stato prospettato come un "moderno ritrovato della tecnologia" per cui io avrei mangiato normalmente, ma ad un certo momento (concordato con lo specialista) questo "coso" avrebbe fatto partire degli impulsi che mi avrebbero dato senso di sazietà e quindi avrei SENZA SFORZO smesso di mangiare. Francamente, da quando mi sono operato, non ho MAI più provato senso di sazietà classico, come ce l'avevo prima... sarà la suggestione, saranno i mutamenti operati nel mio stomaco, fatto sta che da quando ho fatto l'operazione mangio peggio di prima... disordinato, con sensi di colpa a mille perchè non seguo la dieta che mi è stata prescritta: figurarsi, una dieta da 1200 calorie e sport con la stessa intensità di Yuri Chechi... ma se il mio problema era proprio il fatto che non riuscivo a seguire nessuna dieta... per tacer dello sport. Il risultato è che dopo un iniziale dimagrimento (cazzo, 15 giorni a omogeneizzati), il tutto si è arrestato e io sono scivolato in una situazione schizofrenica in cui alcuni giorni mangio solo una busta di insalata e poi magari mi alzo di notte e mi mangio 8 macine del mulino bianco inzuppate nell'acqua... a questo aggiungiamo il fatto che con il dottore che mi ha operato non si riesce a parlare, non è in grado di rapportarsi come una persona normale con i suoi assistiti (però 110 euro x 15 minuti di visita in cui per 10 minuti mi insulta e mi dice che sono un fallito e un fanfarone li vuole, cazzo) e l'unica cosa che ti sa dire è "tu devi ubbidire, io ti guido, non fare domande, esegui e ubbidisci". Ovviamente i miei non aiutano, mia madre anzi rompe i coglioni più di prima, perchè a lei non entra in testa che magari non è matematico che un'operazione riesca o che eventualmente ci sono anche altri fattori da considerare. Il loro atteggiamento fino a poco fa è stato uno dei motivi principali della mia depressione e abbrutimento (non so come altro definirlo). Voglio aprire un negozio, un rene non me se lo compra nessuno, abbiamo 2 appartamenti di proprietà, volete x favore garantire con 1 di questi appartamenti il mutuo che vorrei fare? NO, la risposta è sempre e comunque stata no. Che bello, i propri genitori che non vogliono investire su di te... fa proprio bene all'autostima. Cazzo, io ho sempre (quasi) cercato di accontentarli... ho rinunciato al lavoro della mia vita, ho provato l'uni anche se sapevo che non ci sarei riuscito, ho intrapreso una carriera da impiegato e (per quanto odiavo quel tipo di lavoro) alla mattina andavo al lavoro coi conati di vomito... insomma ho cercato di essere un buon figlio, e ora? Pare però che la situazione si sia sbloccata (almeno una è risolta). La ciliegina sulla torta è stata la morte repentina e inspiegabile di mia zia, 59 anni. La moglie del fratello di mia madre s'è spenta 3 giorni fa senza alcun preavviso. E' morta in macchina mentre mio zio la portava (ironia della sorte) all'ospedale per un banalissimo prelievo di sangue. Non so cosa dire, non riesco neanche a concepire il fatto che sia morta, non ci credo ancora e penso che mi ci vorrà tempo prima che io mi renda conto che non c'è più. Era, si, malata di diabete e proprio questa malattia l'aveva torturata e non poco ma da qui a morire (per un edema polmonare poi). Era lei quella che mi prendeva bonariamente in giro per il mio terrore degli aghi, lei che una volta o due a settimana doveva farsi le analisi del sangue... ciao zia Luisa, mi mancherai... non te l'ho mai detto, ma ti volevo bene davvero. Mancherai a tutti noi, proprio adesso che potevi goderti la nipotina appena nata. Non ti preoccupare, anche io contribuirò a parlare di te ad Alessia, e lei, anche se indirettamente, conoscerà quella nonna che non invecchierà mai...

postato da: Exteban alle ore 23:03 | link | commenti (7)
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lunedì, 23 gennaio 2006

non
ci
riesco...

dopo 4 mesi, ancora non ci riesco

postato da: Exteban alle ore 05:37 | link | commenti (3)
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giovedì, 12 gennaio 2006

Poi dice che uno deve cmq diffidare (per solito) di quelli che ti chiedono "patend'ellibbrett"... Sicuramente non sono tutti così, ma a leggere ste cose... Non mi pronuncio oltre, ma avete mai provato a rivalervi sulla polizia, i carabinieri e quant'altro per qualsiasi ingiustizia (suvvia, siamo esseri umani)? Quello che segue è copiato-e-incollato da questo blog:

Scrivo la storia di quel che è successo a Federico, mio figlio. Non scriverò tutto di lui, non si può raccontare una vita, anche se di soli 18 anni appena compiuti.

È morto il 25 settembre, il giorno di natale sono stati tre mesi…Ho sempre pensato che sopravvivere ad un figlio fosse un dolore insostenibile. Ora mi rendo conto che in realtà non si sopravvive. Non lo dico in senso figurato. È proprio così. Una parte di me non ha più respiro. Non ha più luce, futuro… Perché il respiro, la luce e il futuro sono stati tolti a lui. Sabato 24 settembre è stato un giorno sereno, allegro… Dopo la scuola il pranzo insieme, chiacchiere, risate. Era ancora estate, faceva caldo. Ha portato a spasso il suo amico cane. Non lo faceva spesso, ma quel giorno è andato con la musica in cuffia. Tutto in quel giorno aveva un’aura speciale.Pensandoci ora è come se avesse voluto salutare tutti noi. Ha avuto sorrisi per tutti… la gioia era lui. Ha incontrato la compagnia, ha fatto il suo lavoretto di consegna pizza. Il programma della sera prevedeva un concerto a Bologna. Prima di partire è passato da casa per cambiarsi le scarpe, rotte giocando a pallone… È stata l’ultima volta che l’ho visto vivo. Ha salutato tutti, compreso il fratello che dormiva già, chiedendomi perché Stefano non avesse risposto al suo saluto.Anche una sua amica mi ha confermato che quella sera era sereno, che l’ha salutata sorridente con la solita pacca sulla spalla e l’appuntamento al giorno dopo… Non è mai esistito il giorno dopo. Al Link il concerto era stato annullato. Quindi la serata è trascorsa lì dentro. L’hanno detto i compagni che erano con lui, non posso definirli amici, e le analisi lo hanno  confermato. Uno dei ragazzi gli ha venduto una sostanza, una pasticca o simili.

Lo definiscono lo sballo del sabato sera. È sbagliato si. Ma non si muore di questo… Federico lo sapeva bene. Era stato partecipe di un progetto scolastico di ricerca e informazione promosso dalla provincia. So che la sua era una conoscenza approfondita con ricerche sui siti delle asl, conosceva le sostanze e gli effetti. Ed era a suo modo un igienista. Aveva grande cura del suo corpo, di quel che mangiava. Era uno sportivo. Una ragazzo splendido pieno di salute. E di progetti: pensava alla musica, al suo futuro, lo studio serviva a costruire il futuro. Nell’immediato c’erano le cose semplici: la patente dopo pochi giorni, il karate, un band musicale da organizzare con gli amici, e la vita di tutti i giorni cercando di stare bene… Trascorsa la serata il gruppo era rientrato a Ferrara, tornati al punto di incontro dove i più avevano lasciato le macchine o i motorini. Federico era a piedi. Era partito da casa in macchina con Michy, che poi non era andato a Bologna.

Erano ormai le cinque del mattino. I ragazzi hanno raccontato che gli hanno offerto un passaggio ma Federico non aveva voglia di rientrare subito. Sarebbe tornato a piedi. Era vicino a casa…

Dal suo cellulare si vede che ha chiamato diversi altri amici. Specialmente i suoi migliori amici, un paio di volte ciascuno. Forse per chiedergli se erano ancora fuori… sembra che nessuno gli abbia risposto. I ragazzi che conosco mi hanno detto che avevano già spento il cellulare per dormire. E poi non so cosa sia successo esattamente. A quell’ora mi sono svegliata, forse non del tutto, chiedendomi se Federico fosse rientrato. Avevo una stanchezza invincibile non riuscivo a muovermi. Poi ho sentito un rumore nella sua stanza ed ero sicura che fosse lì… Mi sono risvegliata che erano quasi le otto. Ho cominciato a chiamarlo e ad inviare messaggi. Nulla… Non era possibile che non rispondesse. Se tardava mi avvisava sempre. Diceva che lo stressavo ma non voleva farmi stare in pensiero. Mi aggrappavo all’idea che avesse solo perso il cellulare… Poi l’ha chiamato anche suo padre. Sul cellulare di Federico il padre è memorizzato col solo nome, Lino. Una voce ha risposto. Ha imperiosamente chiesto chi fosse al telefono, ed ha chiesto di descrivere Federico. Poi si è qualificato come agente di polizia, ed alle nostre domande ha risposto che avevano trovato il cellulare su una panchina dalle parti dell’ippodromo e che stavano facendo accertamenti. Ed ha riattaccato. Immediatamente ho cercato in Questura, e ho cercato anche ripetutamente un amico che ci lavora. Nulla. Il centralinista rispondeva: c’è il cambio di turno… non sono informato…, appena avremo notizie chiameremo noi… Niente per altre tre ore!!!! Passate nell’angoscia e nelle telefonate frenetiche agli ospedali, ai suoi amici e di nuovo ripetutamente alla questura. Nel frattempo Stefano è accorso in bicicletta alla ricerca del fratello. Ringrazio il cielo che non sia andato nel posto giusto.

La polizia è venuta ad avvisarci solo verso le 11. dopo che lo avevano portato via. Il suo corpo è rimasto sulla strada dalle 6 alle 11. E non mi hanno chiamata. Era mio figlio. Nessuno ha il diritto di tenere una mamma lontana da suo figlio! E mi hanno detto che lo hanno fatto per me… perché era meglio che non vedessi. In quel momento gli ho creduto. La polizia ha detto che un’abitante della zona aveva chiamato perché sentiva delle urla. Dicevano anche che si era ferito sbattendo da solo la testa contro i muri. Questo si è rivelato falso. Smentito dalle verifiche. Federico era sfigurato dalle percosse. Molto tempo dopo ho riavuto i suoi abiti. Portava maglietta, una felpa col cappuccio e il giubbotto jens. Sono completamente imbevuti di sangue. Hanno detto che non voleva farsi prendere. Che ha lottato ed è salito anche in piedi sulla macchina della polizia. I medici hanno riferito che aveva lo scroto schiacciato, una ferita lacero-contusa alla testa e numerosi segni di percosse in tutto il corpo. Ho potuto vedere solo quella sul viso, dalla tempia sinistra all’occhio e giù fino allo zigomo, e i segni neri delle manette ai polsi. L’ho visto nella bara. Il suo corpo non sembrava più allineato e simmetrico. Il mio bambino era perfetto, e stupendo. L’hanno distrutto… E la polizia mi raccontava che era drogato. Che si era fatto male da solo. Che tutto questo era successo perché era un povero tossico e noi sfortunati… Lo vogliono uccidere due volte. Le analisi hanno confermato che quel che aveva preso era irrilevante. Non certo causa di morte né di comportamenti aggressivi. Semmai il contrario. Quel che penso è che Federico fosse terrorizzato in quel momento. Gli stava crollando il mondo addosso. La vergogna di essere fermato dalla polizia, la patente allontanata perché aveva preso una pasticca. E aveva dimenticato la carta di identità. Quella mattina nel vicinato dicevano che era morto un albanese. Nessuno si preoccupava più di tanto… Ha certo cercato di scappare. Di non farsi prendere. Visto com’era ridotto si capisce come lo abbiano fermato. Quando lo hanno immobilizzato, ammanettato a pancia in giù non ha più avuto la forza di respirare. Chissà quando se ne sono accorti? L’ambulanza è stata chiamata quando ormai non c’era più niente da fare. E nemmeno allora lo hanno portato all’ospedale per provare un intervento estremo. Lo hanno lasciato lì sulla strada. Cinque ore. Poi lo hanno portato all’obitorio. E solo allora sono venuti ad avvisarci. 

Perché?

Se fosse vero che dava in escandescenze da solo perché non è stata chiamata subito l’ambulanza? Perché atterrarlo in modo tanto violento e cruento? Era solo. Non c’era nessuno. Era disarmato. Non era una minaccia per nessuno. Perché aspettare tanto prima di avvisare la famiglia? Chiaro. Per non farcelo vedere… Se lo avessimo visto così cosa sarebbe successo? Che risonanza avrebbe avuto? Sul giornale del giorno dopo un articolo che dichiarava che era morto per un malore… tratto dal mattinale della questura. Il giorno dopo sull’altra testata cittadina “Federico sfigurato”.  Immediate controdeduzioni del Capo Procura: “non è morto per le percosse”… questa è stata la prima ammissione di quanto successo. Ad oggi ancora non sono stati depositati ufficialmente gli esiti degli esami medici. Sono emersi solo alcuni dettagli che ho citato prima. Quel che non mi da pace è il pensiero del terrore e del dolore che ha vissuto Federico nei suoi ultimi minuti di vita. Non ha mai fatto male a nessuno. Credeva nell’amicizia che dava a piene mani. Era un semplice ragazzo come tanti. Come tutti i ragazzi di quell’età si credeva grande  ma dentro non lo era ancora. Aveva tutte le possibilità di una vita davanti, e una gran voglia di viverla… 

Non riesco mai (sarà la 4a o la 5a volta che la leggo) ad arrivare alla fine senza commozione, terrorizzato dall'intensità devastante del dolore di questa madre. Peccato che qui in Italia siamo dei pecoroni... se fossimo stati in US, e il ragazzo fosse stato di colore forse avremmo potuto sperare in una reazione generalizzata... qui in Italia stiamo appresso al culo di Costantino o alle tette di Adriana... "DOCUMENDA" -"Prego?"-"PATEND'ELLIBBRETT" (io ancora aspetto di vedere qui sotto casa il poliziotto di quartiere...). E' proprio vero... è facile sentrsi Dio quando hai la divisa...  E nessuno mi venga a rompere il cazzo con la storia che "prendono poco più di 1000 euro per farsi sparare addosso", chè non mi pare che in Italia ci sia l'arruolamento coatto...


postato da: Exteban alle ore 19:54 | link | commenti (3)
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domenica, 08 gennaio 2006


Il libro più intrigante del 2005 per me... lo sto rileggendo x la seconda volta...
Per chi ne vuole sapere di più, ecco qui un link utile.

postato da: Exteban alle ore 03:44 | link | commenti (1)
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