Elisabetta si pulì le scarpe con un vecchio straccio di lana pelosa e infeltrita. "Meglio di niente", pensò. Come al solito era in ritardo, tutta la sua vita fino ad allora era all'insegna del ritardo. Non che fosse particolarmente lenta o pigra, semplicemente le piaceva fare le cose in uno stato continuo di emergenza, col fiato della fretta sul collo. Le pareva di riuscire a dare il meglio di sè. Si ravviò i capelli alla bell'e meglio, una carezza lesta e quasi schiaffeggiata alla gonna, una tirata alle spalline e via. Fuori da casa, fuori da quella casa ormai troppo avvolgente. Dopo Marco era diventata troppo dipendente dal suo nido, e lo sapeva. "Basta, da oggi in poi non mi farò più coinvolgere così tanto da nessuno". Guardò l'orologio: le 10.20... di lì a 10 minuti sarebbe iniziata la fase finale della sua causa di divorzio. Doveva essere contenta, doveva quantomeno sentirsi vendicata: un marito che l'aveva sottoposta ad ogni tipo di perversione...e ora aveva quello che si meritava! Invece no, non era contenta. Beh, certo, se glielo aveste chiesto vi avrebbe risposto di si, che ormai lei non resisteva più, eccetera... In realtà, in una realtà che lei si sforzava di non guardare ma che la attraeva come un giornalino porno per un 12enne, lei sentiva di non poter fare a meno di Marco, che se non fosse stato così stupido, la cosa sarebbe potuta andare avanti all'infinito. Marco non aveva capito che in realtà sua moglie amava farsi usare dagli uomini che lui stesso riportava a casa, sia che fossero suoi colleghi di lavoro, sia che fossero perfetti sconosciuti raccattati per strada. Sentire di essere un oggetto creato per il puro piacere di questi uomini la inebriava, così come sentire la moltitudine delle loro mani sul suo corpo... quante mani... ormai le riconosceva tutte, mani di operaio, ruvide e callose, dalla presa salda e sicura... mani di impiegato, morbide, curate, qualcuna con le unghie rosicchiate, mani che la carezzavano con un'innata inclinazione ad infilarsi dappertutto... mani di extracomunitario, dita lunghe e nervose, con una sensazione di cachemire sul suo corpo, con l'odore tipico degli uomini di colore... e poi i membri degli uomini che la penetravano... tanti, non meno di 2 alla volta... di tutti i tipi, corti e larghi, lunghi e fini... ormai riusciva a godere di tutti... ogni volta che Marco tornava con un "amico" o due, lei sapeva cosa le sarebbe successo... almeno un'oretta buona di orgasmo continuato, inframmezzato dagli insulti di Marco che spingeva gli uomini a perdere tutte le loro inibizioni e ad approfittare di lei... Lei era sempre e comunque bendata, quindi non avrebbe saputo riconoscere quegli uomini nel caso li avesse incontrati per strada. Tranne il portiere del palazzo: una volta, sedendosi sopra un membro quasi equino, il proprietario di tale membro si lasciò scappare una mezza frase per l'enorme godimento che provava, e lei riconobbe in quella voce e quelle parole il portiere del suo palazzo, uomo che non aveva mai degnato di uno sguardo che andasse oltre il normale saluto, ma che in quel momento la sconquassava con dei colpi di reni degni di un wrestler. Inutile dire che tutta questa attività sessuale la lasciava sempre stanca, ma molto appagata, e che se Marco fosse riuscito ad andare oltre quei "No ti prego, basta, non voglio farlo più" avrebbe scoperto che lei era ancora più porca di lui... Invece Marco era stupido e superficiale... Per una volta che le scappò detto un "Oh si dai ancora, sto godendo" iniziò la fine di tutto... smise di portarle a casa altri uomini, e la controllava sempre e continuamente... peccato che l'occasione per il divorzio gliela diede proprio Marco con una stupidaggine più unica che rara (tanto che ancora adesso Elisabetta si chiede se Marco non l'abbia fatto apposta)...(continua prossimamente)